Newsletter Novembre 2025

Salve ,

NEWSLETTER N.11/2025

REGIONE VENETO: APERTURA BANDI INSEDIAMENTO GIOVANI AGRICOLTORI
La Giunta regionale, con deliberazione n. 1132 del 22 settembre 2025, pubblicata sul BUR n.133 del 3 ottobre 2025, ha approvato l’attivazione di un nuovo “Pacchetto giovani”.
Il Pacchetto giovani approvato consiste nella possibilità di attivare, in combinazione con l’intervento obbligatorio SRE 01 – Insediamento giovani agricoltori, quattro interventi “collegati” (SRD01, SRD02, SRD03 e SRD06).

Beneficiari. I beneficiari del bando sono:
• giovani agricoltori di età compresa tra 18 e 41 anni non compiuti al momento della domanda;
• che si insediano per la prima volta in un’azienda agricola in qualità di capo azienda o con ruolo analogo (titolare, socio/amministratore unico, etc.);
• l’impresa agricola deve essere ubicata nel territorio della Regione Veneto e iscritta all’Anagrafe del Settore Primario e alla Camera di Commercio.

Non possono beneficiare del contributo se si tratta solo di un passaggio di azienda tra coniugi, o derivante da suddivisione dell’azienda preesistente entro determinati vincoli.

Agevolazione. Le agevolazioni previste sono:
• un’importo forfettario di 40.000 euro per l’insediamento;
• chi completa SRE01 può accedere ad interventi aggiuntivi (SRD01, SRD02, SRD03) con ulteriori risorse: ad esempio un giovane agricoltore under 41 che si insedia per la prima volta in azienda agricola in Veneto, con piano aziendale approvato può ottenere 40.000 euro di premio forfettario, ma in combinazione con altri investimenti (es. macchinari, diversificazione) tramite gli interventi collegati del “Pacchetto Giovani”, l’aiuto totale può essere significativamente superiore.

Interventi ammessi. I progetti finanziabili sono:
• insediamento in attività agricola con ruolo imprenditoriale del giovane agricoltore: acquisizione o locazione dell’azienda, avvio gestione;
• il piano aziendale deve prevedere lo sviluppo dell’attività agricola, con impegni di formazione, capacità professionale, durata minima della conduzione aziendale.

Il giovane deve diventare “agricoltore in attività” entro 18 mesi dall’insediamento e condurre l’azienda almeno 5 anni dalla data di pagamento del saldo.

Piano di investimento. Per accedere agli aiuti è necessario presentare un piano di investimento aziendale che preveda l’attivazione dell’intervento obbligatorio (SRE01 – Insediamento giovani agricoltori: importo a bando 14 milioni di euro) e almeno un’azione o intervento collegato, come riportato di seguito:
• SRD01 – Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole (PG): importo a bando 15 milioni di euro.
• SRD02 Investimenti produttivi agricoli per ambiente, clima e benessere animale (PG):
 Azione B Investimenti per la tutela delle risorse naturali (PG): importo a bando 2 milioni di euro;
 Azione C Risparmio irriguo (PG): importo a bando 1 milione di euro;
 Azione D Benessere animale (PG): importo a bando: 2 milioni di euro.
• SRD03 Investimenti nelle aziende agricole per la diversificazione in attività non agricole (PG): importo a bando 1 milione di euro.
• SRD06 Investimenti per la prevenzione ed il ripristino del potenziale produttivo agricolo – Azione 1 – Avversità – infestazioni (PG): importo a bando 1 milione di euro.

I termini per la presentazione delle domande di aiuto scadono il 16 gennaio 2026.

Gli interventi interessati dai bandi sono cofinanziati da Unione europea, Stato italiano e Regione del Veneto.

ISMEA: ALL’ASTA 14.000 ETTARI DI TERRENI AGRICOLI
Parte l’ottava edizione della Banca Nazionale delle Terre Agricole (BTA), l’iniziativa di Ismea che punta a rimettere in circolo terreni pubblici e rilanciare l’imprenditoria agricola, soprattutto tra le nuove generazioni.
In totale saranno oltre 14mila gli ettari disponibili, equivalenti a circa 571 potenziali aziende agricole, per un valore complessivo a base d’asta di oltre 180 milioni di euro. L’obiettivo è favorire l’accesso alla terra a chi vuole coltivarla.

I terreni in vendita sono distribuiti in tutto il paese, ma con una netta prevalenza nel Mezzogiorno. In testa la Sicilia, che da sola concentra il 40% delle superfici all’asta, seguita da Toscana (11%), Sardegna e Calabria (9% ciascuna) e Puglia (7%). A seguire Umbria, Emilia-Romagna e Lazio.

Questa edizione introduce procedure più snelle, infatti i tempi per inviare la manifestazione di interesse scendono da 90 a 30 giorni, mentre la finestra per presentare le offerte economiche si riduce da 45 a 30 giorni.

Resta la possibilità di pagare il terreno a rate, ma viene eliminato l’obbligo di iscrizione al regime previdenziale agricolo (come coltivatore diretto o Iap) per accedere all’agevolazione. Una misura che amplia la platea dei potenziali beneficiari under 41, rendendo più facile l’ingresso delle nuove generazioni nel settore.

La Banca delle Terre Agricole si divide in due sezioni:
• un lotto permanente, aperto tutto l’anno, con 386 terreni disponibili in qualsiasi momento;
• un lotto periodico, con una procedura a due fasi e 85 terreni in vendita, di cui 32 al primo tentativo, 61 al secondo e 92 al terzo.

Le manifestazioni di interesse potranno essere inviate fino al 19 novembre 2025, esclusivamente tramite il portale online dedicato di Ismea.

AGRICOLTURA E LEGGE DI BILANCIO 2026
Attualmente, il Disegno di legge di Bilancio 2026 è stato bollinato dalla Ragioneria di Stato e firmato dal Capo dello Stato.
Per quanto riguarda agli aspetti legati all’agricoltura, oltre all’estensione delle misure in favore delle imprese, ha previsto il credito di imposta con la finalità di favorire l’ammodernamento del tessuto produttivo agricolo e ittico, incoraggiando le imprese ad adottare beni strumentali innovativi, digitali e sostenibili. Di seguito le misure più rilevanti per il nostro settore.

Esenzione Irpef: proroga per i redditi dominicali
L’art. 3 in bozza prevede che all’art. 1, comma 44, secondo periodo, della legge n. 232/2016, le parole “2024 e 2025” sono sostituite dalle seguenti: “2024, 2025 e 2026”.
In particolare si tratta della norma che per gli anni dal 2017 al 2023, prevede che i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’IRPEF dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali di cui all’art. 1 del Dlgs n 99/2004 iscritti nella previdenza agricola.

Per gli anni 2024 e 2025 i redditi dominicali e agrari dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali di cui al predetto art. 1 iscritti nella previdenza agricola, diversi dalle società che hanno esercitato l’opzione di cui all’art. 1 comma 1093 della Legge n. 296/2006 concorrono, considerati congiuntamente, alla formazione del reddito complessivo nelle seguenti percentuali:
• a) fino a 10.000 euro, 0%;
• b) oltre 10.000 euro e fino a 15.000 euro, 50%;
• c) oltre 15.000 euro, 100%.

Quindi la legge di bilancio 2026 prevede di ampliare l’agevolazione anche al 2026.

Super e Iper ammortamento
La nuova Legge di Bilancio 2026 introduce il ritorno del super e iper-ammortamento come principale incentivo agli investimenti in beni strumentali nuovi, in sostituzione dei precedenti crediti d’imposta “Transizione 4.0” e “5.0”.

La misura prevede una maggiorazione del costo dei beni ai fini della deduzione fiscale, riconosciuta agli imprenditori con reddito d’impresa (in regola con le norme sulla sicurezza sul lavoro), che investono in beni destinati a strutture produttive situate in Italia.
Le percentuali di maggiorazione previste vanno:
• dal 180% al 220% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
• dal 100% al 140% per la fascia tra 2,5 e 10 milioni di euro;
• e dal 50% al 90% per investimenti fino a 20 milioni di euro.

L’agevolazione è applicabile agli acquisti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026, o prenotati entro tale data, con ordine e acconto del 20%, a condizione che siano ultimati entro il 30 giugno 2027.

N.B. Il settore agricolo ne risulta di fatto escluso perchè gran parte delle imprese agricole non determina il reddito su base di bilancio, ma con criteri catastali o forfettari.
Il superammortamento, essendo una deduzione maggiorata del costo, può essere utilizzato solo da chi dichiara un reddito d’impresa vero e proprio.
Restano quindi escluse:
• le imprese individuali e società semplici che rientrano nei limiti dell’art. 32 del TUIR (reddito fondiario);
• i soggetti che determinano il reddito con criteri forfettari, per i quali la maggiorazione del costo non produce effetto.

L’incentivo sarà invece utilizzabile solo dalle società agricole (Snc, Sas, Srl) che dichiarano reddito a bilancio, senza opzione per il reddito catastale.

Credito d’imposta “su misura” per il settore agricolo
La bozza della Legge di Bilancio per il 2026 introduce un nuovo contributo, sotto forma di credito d’imposta, destinato esclusivamente alle imprese attive nella produzione agricola, nella pesca e nell’acquacoltura per l’acquisto di beni strumentali 4.0.

Questo nuovo incentivo, che ricalca in buona parte la normativa del vecchio piano Transizione 4.0, offre anche agli agricoltori la possibilità di investire nelle tecnologie abilitanti comprese negli allegati A e B della legge 232/2016 con un’aliquota pari al 40%, ma con un budget complessivo fissato ad appena 2,1 milioni di euro.
Il credito è riconosciuto:
• per investimenti fino a 1 milione di euro per ciascuna impresa;
• entro il limite di spesa complessivo di 2,1 milioni di euro per l’anno 2026.

L’agevolazione potrà essere utilizzata in compensazione e richiederà un decreto attuativo per definire modalità operative, tempistiche e cumulabilità con altri incentivi.

L’agevolazione si rivolge alle imprese del settore primario che effettuano investimenti in beni materiali e immateriali nuovi, tecnologicamente avanzati e interconnessi ai sistemi aziendali. Si tratta, ad esempio, di trattori a guida autonoma, sistemi di monitoraggio basati su sensori e droni, software per l’analisi dei dati colturali e soluzioni di irrigazione di precisione.
La norma prevede un’aliquota unica del 40% sul costo di acquisizione degli investimenti, con un tetto massimo di spesa ammissibile per impresa, fissato a 1 milione di euro.
Il periodo di riferimento per gli investimenti va dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026. È prevista una finestra temporale più lunga, fino al 30 giugno 2027, a condizione che entro la fine del 2026 l’ordine sia stato accettato dal fornitore e sia stato versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo totale.
Questa impostazione ricalca fedelmente il meccanismo già noto per l’industria, fornendo una certa continuità operativa per i produttori di macchinari.

Il credito d’imposta sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24 e non sarà soggetto ai limiti annuali solitamente previsti per l’utilizzo dei crediti fiscali. Per gli investimenti effettuati tramite leasing il costo di riferimento sarà quello sostenuto dalla società locatrice.

Dal punto di vista degli obblighi documentali, le imprese beneficiarie dovranno conservare tutta la documentazione relativa all’investimento, pena la revoca del contributo.
Le fatture e i documenti di trasporto dovranno contenere un esplicito riferimento all’articolo della legge di bilancio che introdurrà la misura.
Un altro obbligo è quello della certificazione, rilasciata da un revisore legale dei conti, che attesti l’effettivo sostenimento delle spese e la loro corrispondenza alla documentazione contabile.
Per le aziende non obbligate per legge alla revisione legale, la norma prevede che le spese per la certificazione, fino a un massimo di 5.000 euro, siano riconosciute come un incremento del credito d’imposta stesso.

Nel testo attuale, manca invece un riferimento all’obbligo di perizia o dichiarazione del legale rappresentante che attesti la rispondenza dei beni ai requisiti della normativa, ma tale obbligo sarà richiamato nel decreto attuativo.

Il credito non è cumulabile con gli incentivi previsti dall’attuale piano Transizione 4.0 e con il nuovo iperammortamento.
È invece possibile il cumulo con altre agevolazioni, a patto che l’importo complessivo non superi il costo sostenuto per l’investimento.
L’efficacia della misura dipenderà in larga parte dal decreto attuativo, che dovrà essere adottato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il decreto, a cura del Ministero dell’Agricoltura MASE, di concerto con il MIMIT e il MEF, definirà i criteri e le modalità per assicurare il rispetto del limite di spesa, confermando la natura selettiva dell’intervento.

L’elemento che più di ogni altro limita la misura è lo stanziamento ridotto. Considerando la dotazione complessiva di 2,1 milioni di euro per il biennio 2026-2027, il governo potrà sostenere investimenti totali per 5,25 milioni di euro. Se si considera l’ampiezza della platea potenziale e il costo elevato dei macchinari agricoli 4.0, appare evidente come il beneficio potrà essere concesso solo a un numero ridotto di aziende.

Nuova Sabatini
Sono previsti 200 milioni in più per il 2026 e 450 milioni per il 2027 per la “Nuova Sabatini”, che prevede contributi a tasso agevolato per gli investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese.

La “Nuova Sabatini” costituisce uno strumento strutturale di sostegno al sistema delle piccole e medie imprese per l’acquisto o acquisizione in leasing di beni strumentali che si è rivelato efficace, anche in chiave anticongiunturale, per la crescita e il rilancio degli investimenti produttivi.
L’agevolazione che consiste nella concessione di finanziamenti da parte di banche e intermediari finanziari, aderenti all’Addendum alla convenzione tra il ministero delle Imprese e del made in Italy, l’Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti S.p.A, è rivolta alle imprese di tutti i settori, compresi quelli dell’agricoltura e della pesca.

Compensazione crediti d’imposta
L’art. 26 della bozza della Legge di Bilancio 2026, stabilisce che, dal 1° luglio 2026, sarà vietato compensare i crediti d’imposta con i versamenti previdenziali, assistenziali e assicurativi.
Il divieto è generalizzato e colpisce anche i crediti legittimi. Inoltre, il limite per le compensazioni in presenza di debiti fiscali viene dimezzato da 100.000 a 50.000 euro.
Il rischio per le imprese agricole, quindi, è di venirsi a trovare con crediti inutilizzabili e contributi da versare.
Le compensazioni fiscali, non dovrebbero essere interpretate come un privilegio, ma come uno strumento di equità e un riconoscimento verso chi fa investimenti.

 

AGROALIMENTARE: ACCORDO EU-MERCOSUR
Il 3 settembre la Commissione Europea ha annunciato di aver sbloccato l’accordo politico raggiunto lo scorso 6 dicembre 2024 con i Paesi membri del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) dopo circa 25 anni dalle prime negoziazioni, in atto già dal 1999.
La speranza per la Commissione è di portare a termine l’Accordo entro dicembre.
La proposta per l’EU-Mercosur Partnership Agreement (EMPA) e l’EU-Mexico Modernised Global Agreement (MGA) presentata al Consiglio, ha tenuto conto più nello specifico degli interessi e delle preoccupazioni sorte durante consultazioni con Stati membri, membri del Parlamento europeo e rappresentati della società, quali organizzazioni agricole, ong e imprenditori.
La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha più volte ribadito, da ultimo durante il suo discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU 2025), l’importanza degli accordi con il Mercosur e con il Messico, fondamentali per diversificare il commercio unionale in un periodo di incertezza commerciale posta dalla presidenza Trump, per creare nuove opportunità di partenariato, crescita economica e aumentare la competitività.
Il nuovo accordo EMPA garantirebbe un mercato di più di 700 milioni di consumatori attraverso le azioni poste in atto dalla proposta:
• eliminazione dei dazi sui prodotti europei e protezione dei prodotti agroalimentari tradizionali;
• riduzione delle barriere d’ingresso nel mercato Mercosur;
• allineamento con gli standard europei;
• facilitazione nell’approvvigionamento di materie prime essenziali;
• agevolazione d’investimento e rigetto del protezionismo;
• cooperazione nel raggiungimento di sviluppo sostenibile, obiettivi climatici e protezione dei diritti umani.

1) EU-Mercosur Partnership Agreement: un mercato in espansione
Il Mercosur rappresenta il più grande partner europeo nell’America Latina con cui l’Unione, ad oggi, non ha in atto accordi commerciali preferenziali.
Solo nel 2024 l’Europa ha esportato verso il mercato Mercosur 57 miliardi di euro in beni e, nel 2023, ha rappresentato circa il 17% del totale del commercio del Mercosur.
Attualmente, il mercato Mercosur ha in atto dazi proibitivi per l’export europeo (circa il 35% su auto, abbigliamento e pellame, tra il 14 e il 20% per macchinari e tra il 14 e il 18% sull’industria farmaceutica e chimica), di fatto limitando le opportunità di crescita del mercato, gli investimenti e un miglioramento degli standard ambientali e umani.
Tramite l’eliminazione dei dazi su circa il 91% dei prodotti europei e la riduzione delle barriere all’ingresso (attraverso una semplificazione dei regolamenti commerciali e uno snellimento dei procedimenti doganali), la Commissione stima un aumento dell’export europeo annuale di circa il 39% (corrispondenti a circa 50 miliardi di euro) e un aumento degli investimenti nei Paesi Mercosur tramite l’eliminazione di misure discriminatorie per i Paesi UE nelle gare d’appalto per contratti governativi.
Anche le PMI europee (attualmente circa 300.000 presenti nell’area Mercosur) saranno facilitate all’espansione sul mercato, attraverso un capitolo dell’Accordo dedicato alle sfide affrontate dalle PMI e su come superare le barriere all’ingresso.
La Commissione prevede, inoltre, che attraverso l’EU-Mercosur Partnership Agreement circa 440.000 posizioni di lavoro verranno supportate.
Per quanto riguarda il Messico, la UE esporta beni e servizi per un valore annuale di 70 miliardi di euro, contribuendo a più di 630.000 posizioni lavorative europee.

2) EU-Mercosur Partnership Agreement: il settore agroalimentare e gli standard di sicurezza
Il settore agroalimentare beneficierà notevolmente dell’Accordo con il Mercosur, per cui l’export del 2024 corrispondeva a circa 3.3 milierdi di euro nonostante i dazi imposti su prodotti fondamentali (dazi al 10% per l’olio d’oliva, al 10% per il cioccolato, al 28% per formaggi e latte in polvere, fra il 20 e il 35% per vino e bevande alcoliche e analcoliche).
La Commissione stima un aumento dell’export agroalimentare europeo fino al 50% grazie a:
• una graduale eliminazione dei dazi imposti dai Paesi Mercosur;
• una semplificazione e velocizzazione delle procedure d’esportazione;
• una definizione di regole ispettive più chiare e trasparenti;
• l’implementazione dei medesimi requisiti per tutti gli Stati membri;
• politiche di “regionalizzazione” che permetteranno l’esportazione di prodotti provenienti da Stati membri non colpiti da problemi sanitari;
• l’attuazione di misure protettive nei confronti di 344 prodotti distintivi europei (marchio IG) attraverso la proibizione di imitazioni e di simboli o immagini fuorvianti.
Le stesse si applicheranno per il Messico, importatore netto di prodotti alimentari, dove attualmente i dazi arrivano fino al 100% su alcuni alimenti. La protezione del marchio IG si estenderà a 568 prodotti alimentari e bevande europee tradizionali e di alta qualità.
Per proteggere gli interessi europei nella produzione di alimenti considerati sensibili nel settore agroalimentare, quali carne bovina, pollame, zucchero, l’Accordo stipulerebbe delle quote d’importazione a una frazione della produzione europea (1.5% della produzione di carne bovina, 1.3% di pollame, 1.1% di zucchero, 10% del consumo miele, 1.4% del consumo di riso).
Contemporaneamente, la Commissione ha proposto di integrare l’Accordo con un atto legale che possa rendere operative le clausole di salvaguardia biliaterali incluse nel EMPA.
L’Accordo, assicura la Commissione, non metterà in pericolo gli elevatissimi standard europei in quanto a salute e sicurezza alimentare a cui i Paesi Mercosur dovranno aderire per poter esportare in Europa.
I prodotti esportati dovranno rispettare gli standard sanitari e fitosanitari europei (SPS) e porre particolare attenzione agli standard su pesticidi, antimicrobicoresistenza e benessere animale. A questo fine verrebbero aumentati i controlli di documentazione e le ispezioni in loco, così come le condizione di benessere animale e la messa in atto di campionatura dei prodotti sul mercato.
Infine, la nuova proposta per la PAC 2027 include un budget di 300 miliardi di euro di supporto agli agricoltori e una nuova unity safety net di 6.3 miliardi per salvaguardare il settore in caso di crisi di mercato.
Per quanto riguarda lo scambio dell’Italia, il commercio con il Mercosur ammonta a circa 16.4 miliardi di euro e l’agroalimentare, seppur punto forte italiano, rappresenta solo il 5% del totale per un valore di 489 milioni di euro in esportazioni nel 2024. Nonostante ciò, attraverso l’EMPA, 57 prodotti italiani a marchio IG potranno essere protetti dall’Accordo.

3) EU-Mercosur Partnership Agreement: la posizione degli Stati membri e i prossimi step
Le principali perplessità espresse dagli Stati membri come Francia, Polonia, Austria e, in parte, Italia riguardavano soprattutto il settore agricolo e il timore che le nuove politiche protezionistiche statunitensi avrebbero deviato l’export inizialmente diretto negli USA sul mercato europeo, penalizzando i prodotti autoctoni. Inoltre, la riduzione di budget per la PAC prevista nel piano post 2027 avrebbe contribuito all’incertezza sull’accordo.
Grazie alla proposta della Commissione di introdurre clausole di salvaguardia e atti legislativi, Francia e Italia hanno gradualmente accolto con favore questo passo avanti, mentre la Polonia resta ad oggi ancora scettica. Dall’altro lato, Germania e Spagna guardano all’EMPA come uno strumento di diversificazione e indipendenza da USA e Cina.
L’EU-Mercosur Partnership Agreement e l’EU-Mexico Modernised Global Agreement richiederanno ora un’approvazione separata da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri prima di entrare in vigore. Entrambi gli Accordi richiedono ratifiche nazionali, mentre due Interim Trade Agreements entreranno in vigore immediatamente con voto a maggioranza qualificata del Consiglio fino alla ratifica di EMPA e MGA. La speranza per la Commissione è di portare a termine l’Accordo entro dicembre.