GUERRA IN IRAN: PREZZI IN RIALZO
La guerra in Medio Oriente ha come effetto quello di far aumentare il prezzo dei beni energetici, come gas e petrolio, con ricadute negative anche sul settore agricolo.
In un mondo globalizzato un conflitto ha sempre un riflesso sugli equilibri internazionali, specialmente se coinvolge un Paese come l’Iran, che ha un ruolo importante nel commercio internazionale di gas e petrolio e si affaccia su un golfo strategico per i commerci internazionali.
Anche se Teheran non è una potenza agricola (le esportazioni si limitano ad alcune nicchie di mercato, come i pistacchi e lo zafferano), ha invece un peso rilevante sui mercati energetici (il petrolio ha segnato un +7%, mentre il gas è balzato del 45%) e se la situazione internazionale non troverà una soluzione velocemente, questo incremento dei prezzi rischia di avere ripercussioni anche sul comparto agricolo internazionale, europeo compreso.
L’impatto sulle materie prime agricole è soprattutto indiretto. Non perché dall’area del Golfo arrivino grandi volumi di grano, soia o mais destinati ai nostri porti, ma perché quando energia e logistica si complicano, le tensioni tendono a scorrere lungo la filiera: dalla trasformazione industriale fino ai mezzi tecnici. Se sale il costo di petrolio e gas, prima o poi l’aumento si riflette su tutto ciò che consuma energia, sia in campo e soprattutto fuori campo.
Rincari energetici. Ci sono produzioni più esposte di altre. Se il conflitto continuerà, gli agricoltori potrebbero assistere ad un aumento diretto del prezzo del gasolio, ma anche le attività di trasformazione saranno colpite, come ad esempio l’essiccazione. Anche lo zucchero potrebbe avere dei rincari, visto che per la produzione si usa molta energia. Anche gli essiccatoi e i mulini potrebbero avere costi di produzione più elevati.
La portata dei rincari dipenderà molto dalla durata del conflitto. Veniamo da una situazione in cui i prezzi del gas e dell’energia erano relativamente bassi. Chi ha coperture o contratti già fissati non vedrà un aumento in tempo reale. Ma più si prolunga l’instabilità, più il rischio di veder salire i prezzi lungo la filiera sarà elevato.
Accanto alle filiere energivore ce n’è un’altra, che si attiva quando il petrolio sale di prezzo: quella dei biocarburanti. Ci sono commodity utilizzate a fini energetici, come il mais, la canna da zucchero e agli oli vegetali per la produzione di biocarburanti, come l’etanolo.
Se i carburanti fossili restano relativamente economici, l’interesse a spingere sulle alternative di origine agricola è basso. Ma se il petrolio aumenta, anche i biocarburanti diventano competitivi, con una maggiore pressione sulle materie prime agricole che sottendono alla produzione.
Fertilizzanti. Quando il prezzo delle materie prime energetiche sale, inevitabilmente cresce anche quello dei fertilizzanti, specialmente gli azotati, che nel processo produttivo consumano molta energia, gas naturale, in particolare.
L’Iran oltre ad essere un Paese esportatore di gas e petrolio, influenza il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, dove passa circa il 30% del petrolio scambiato a livello globale e circa il 20% di gas naturale liquido.
Dunque, una diminuzione della disponibilità di energia porterà ad un aumento del prezzo, che si ripercuoterà sul costo dei fertilizzanti. Anche perché il 30% degli scambi di fertilizzanti a livello globale passa proprio da quello Stretto, visto che alcuni Paesi del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, sono grossi esportatori, potendo giovarsi di gas a basso prezzo. E se anche l’Italia si approvvigiona principalmente dal Nord Africa, il rischio è che la fiammata dei prezzi si allarghi.
Dunque, l’equilibrio dei prezzi sarà tanto più alterato quanto più durerà il conflitto. Se la pace sarà raggiunta nel giro di poche settimane è probabile che le ripercussioni saranno contenute, ma se invece il conflitto dovesse durare per mesi l’impatto sarà più elevato.
DAL 5 MARZO COLLEGAMENTO REGISTRATORE E POS
Con comunicato stampa del 5 marzo 2026 l’Agenzia delle entrate ha reso noto di aver attivato, sul proprio sito, il nuovo servizio che permettere il collegamento tra registratori telematici (Rt) e strumenti di pagamento elettronico, reso obbligatorio dalla Legge di Bilancio 2025 per le operazioni effettuate dal 1° gennaio 2026.
Non si tratta di un collegamento fisico, ma di un abbinamento “virtuale” tramite un servizio online, disponibile in area riservata sul sito dell’Agenzia.
Come collegare Rt e Pos. Per abbinare registratori telematici e Pos, l’esercente, anche tramite intermediario, deve accedere al portale “Fatture e corrispettivi” e associare, tramite il servizio “Gestione collegamenti”, la matricola del registratore telematico già censito in Anagrafe tributaria con i dati identificativi degli strumenti di pagamento elettronico di cui risulta titolare. Per rendere più semplice l’operazione, all’esercente viene mostrato l’elenco degli strumenti di pagamento elettronico di cui risulta titolare, preventivamente comunicati all’Agenzia dagli operatori finanziari. Nel caso in cui la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri non siano effettuate tramite un registratore telematico ma utilizzando la procedura web dell’Agenzia (“Documento Commerciale on line”), il collegamento può essere realizzato tramite lo stesso servizio.
Le scadenze da rispettare. Per gli strumenti di pagamento già in uso al 1° gennaio 2026 o utilizzati tra l’1 e il 31 gennaio 2026, è previsto un termine di 45 giorni a partire dal 5 marzo: per completare la registrazione c’è tempo, quindi, fino al prossimo 20 aprile.
Per la prima associazione o per eventuali variazioni, invece, l’abbinamento dovrà essere effettuato a partire dal 6° giorno del secondo mese successivo alla data di effettiva disponibilità dello strumento di pagamento elettronico e comunque entro l’ultimo giorno lavorativo dello stesso mese. Quindi se un nuovo Pos inizia a operare a marzo, andrà collegato al registratore telematico tra il 6 e il 31 maggio.
Guida operativa. Per rendere più agevole l’uso del servizio da parte degli esercenti, l’Agenzia delle Entrate, sul proprio sito, ha messo a disposizione una guida operativa in cui, anche attraverso immagini e tabelle, sono illustrati i passi per portare a termine l’abbinamento. Sempre sul sito dell’Agenzia, sono consultabili le Faq dedicate a diversi argomenti, ad esempio:
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la possibilità di collegare uno stesso strumento di pagamento a più registratori di cassa telematici;
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l’esclusione dall’obbligo per gli esercenti che utilizzano il Pos esclusivamente per pagamenti relativi a operazioni esonerate dall’obbligo di emissione del documento commerciale;
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gli identificativi degli strumenti di pagamento elettronico necessari per effettuare il collegamento.
Metodo di pagamento. A partire dal 1° gennaio 2026, il Registratore Telematico dovrà:
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memorizzare la modalità di pagamento utilizzata (contanti, carta, bancomat, app, Satispay, ecc.);
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riportarla sul documento commerciale insieme all’importo.
Questa informazione non sarà più un dato statistico, ma diventa obbligatoria ai fini fiscali.
Sanzioni. Le sanzioni previste sono:
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euro 100 per ogni trasmissione giornaliera dei corrispettivi senza indicazione del metodo di pagamento (la sanzione si ripete per ogni giorno in cui l’errore si verifica);
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da euro 1.000 a euro 4.000 in caso di mancato collegamento POS–RT, con possibile sospensione dell’attività in caso di reiterazione.
Incassi “promiscui”
Con la Risposta a Interpello n. 44/2026, l’Agenzia ha ribadito che il collegamento RT-POS è obbligatorio quando il terminale viene utilizzato sia per operazioni esonerate sia per operazioni soggette a certificazione dei corrispettivi.
L’esonero è possibile solo se il POS è utilizzato esclusivamente per operazioni non soggette a certificazione e viene dichiarato come tale in piattaforma.
Imprese agricole
La misura riguarda tutte le attività tenute alla certificazione dei corrispettivi, comprese le imprese agricole che effettuano vendite dirette o attività agrituristiche con incasso tramite strumenti elettronici.
Resta confermato che i produttori agricoli che applicano il regime speciale IVA (art. 34 DPR 633/72) non sono soggetti all’obbligo di certificazione dei corrispettivi per le cessioni di prodotti agricoli rientranti nella Tabella A, parte I.
Pertanto, per tali operazioni, non è obbligatoria l’attivazione di RT e POS collegati.
Attenzione: l’esonero vale solo per le operazioni rientranti nel regime speciale. In presenza di vendite miste (es. soggiorno in agriturismo + acquisto prodotti agricoli con unico pagamento elettronico) o di cessione di prodotti non rientranti nella Tabella A, permane l’obbligo di collegamento RT-POS.
CONTROLLI UE SU IMPORTAZIONI AGRICOLE
Il 26 gennaio 2026 la Commissione europea ha istituito una task force con l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’UE di vigilare sui prodotti importati nel mercato unico e garantire che rispettino gli standard comunitari. In particolare concentrerà la propria attività sulla sicurezza di alimenti e mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio coordinate dell’Ue su specifiche categorie di prodotti importati.
L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso il tema della reciprocità negli scambi commerciali e della tutela del settore agricolo europeo.
Una questione che ha anche risvolti economici e concorrenziali, dal momento che gli operatori comunitari sono costretti spesso a avere una concorrenza di prodotti che hanno
un prezzo inferiore non perché c’è un efficientamento dell’impresa a monte, ma
semplicemente perché non rispettano le regole che noi stessi ci siamo dati.
La Commissione europea, ha ribadito come “norme rigorose sulle importazioni in materia di igiene di alimenti e mangimi, sicurezza dei consumatori e stato sanitario di animali e piante mirano a garantire che tutte le importazioni soddisfino gli stessi elevati standard dei prodotti provenienti dall’Ue stessa“. Bruxelles ha inoltre chiarito che “le norme Ue si applicano a tutti i prodotti venduti nell’Ue, siano essi di produzione nazionale o importati”, sottolineando come i controlli sulle importazioni siano “fondamentali per verificare la conformità di alimenti e mangimi ai requisiti pertinenti”.
Nel dettaglio, ha spiegato che la task force riunirà le competenze della Commissione e degli Stati membri e lavorerà per una “ulteriore armonizzazione dei controlli sulle importazioni in tutta l’Ue”. Tra i compiti previsti figurano l’elaborazione di raccomandazioni per azioni congiunte tra Commissione e Stati membri e l’individuazione di eventuali necessità di ulteriori misure amministrative o normative per rafforzare il sistema dei controlli. Il tutto nel solco dell’obiettivo dichiarato secondo cui “l’obiettivo principale della politica di sicurezza alimentare della Commissione europea è garantire i massimi livelli di protezione della salute umana, animale e vegetale, garantendo alimenti sicuri e nutrienti per i consumatori dell’Ue, nonché i più elevati standard per i mangimi”.
Resta ora da capire in che misura la nuova task force potrà rassicurare il settore agricolo europeo, soprattutto alla luce dei grandi accordi commerciali in discussione (Mercosur) e ai futuri negoziati, come quello con l’India.
BANDO ISI 2025: DAL 13 MARZO SI PARTE
Con un Comunicato stampa del 2 marzo 2026, l’INAIL ha annunciato che dal prossimo 13 aprile e fino alle ore 18:00 del 28 maggio 2026 sarà aperta la procedura per la compilazione e la registrazione delle domande (esclusivamente on line) per il Bando ISI 2025 che conta su un budget di 600 milioni.
Le risorse sono suddivise in 5 assi di finanziamento e l’asse 5 riguarda progetti per micro e piccole imprese operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli.
Per quanto riguarda il settore agricolo le misure devono essere finalizzate al miglioramento dei rendimenti e della sostenibilità dell’azienda, a soluzioni innovative per abbattere le emissioni inquinanti, ad azioni per intervenire sui fattori di rischio e cioè infortuni causati da trattori e macchine, rumore, operazioni manuali.
Il contributo massimo erogabile è compreso tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di
130.000 euro e può coprire fino al 65% delle spese sostenute, percentuale che sale all’80% per i progetti relativi presentati dai giovani agricoltori.
Un elemento di novità che riguarda il settore agricolo è un punteggio bonus riconosciuto alle imprese agricole iscritte alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità (RLAQ), per premiare chi opera nel rigoroso rispetto delle normative lavorative, previdenziali e fiscali e adotta soluzioni orientate al miglioramento continuo.
RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE DEI VIGNETI
Il 12 febbraio 2026 sono state pubblicate le Istruzioni Operative n. 8 che definiscono le modalità di attuazione dell’intervento di ristrutturazione e riconversione dei vigneti nel settore vitivinicolo, con decorrenza dalla campagna 2026/2027 e una dotazione finanziaria complessiva pari a 5.250.753 euro.
La misura ha lo scopo di aumentare la competitività dei produttori di vino, attraverso l’attività di ristrutturazione e/o riconversione varietale del vigneto, con il miglioramento delle tecniche di gestione dei vigneti.
Sono ammessi solo impianti di vigneti con caratteristiche idonee alla produzione di vini a DOP o IGP, non è ammesso l’impianto di vigneti con caratteristiche idonee alla produzione di vini da tavola.
Le attività di riconversione e ristrutturazione ammissibili sono:
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Riconversione varietale che consiste nel reimpianto sullo stesso appezzamento o su un altro appezzamento, con o senza modifica del sistema di allevamento, di una diversa varietà di vite di maggior pregio enologico oppure di maggior valore commerciale. Le attività sono:
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A.1 estirpazione e reimpianto di un vigneto nell’ambito della stessa azienda;
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A.2 reimpianto con autorizzazione;
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A.4 impianto anticipato di un vigneto nell’ambito della stessa azienda;
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Ristrutturazione che consiste nella diversa collocazione di un vigneto attraverso il reimpianto del vigneto stesso in una posizione più favorevole dal punto di vista agronomico, sia per l’esposizione che per ragioni climatiche ed economiche oppure nell’impianto del vigneto sulla stessa particella ma con modifiche al sistema di coltivazione della vite (con modifiche alla forma di allevamento o al sesto d’impianto). Le attività sono:
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B.1 estirpazione e reimpianto di un vigneto nell’ambito della stessa azienda;
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B.2 reimpianto con autorizzazione;
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B.4impianto anticipato di un vigneto nell’ambito della stessa azienda.
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Le domande possono essere presentate sul portale SisCO a partire dal 13/02/2026 e fino al 14/04/2026.
Trattandosi di una sola annualità è opportuno che le aziende che intendo effettuare azioni di estirpo e reimpianto valutino attentamente le tempistiche:
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Estirpo: possibile dal 03/10/2026 al 31/12/2026;
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Fine lavori: entro il 15/06/2027 (non sono ammesse domande con durata su più annualità).
Possono partecipare alla misura imprenditori agricoli singoli, cooperative agricole, società di persone e di capitali che hanno uno schedario viticolo aperto.
A livello regionale viene stilata una graduatoria di tutte le domande risultate ammissibili e finanziabili con i fondi stanziati a livello nazionale.
L’aiuto viene erogato per l’80% in forma anticipata, previa presentazione da parte del richiedente di una valida polizza fidejussoria di importo pari al 110% dell’aiuto anticipato.
I lavori in campo devono essere realizzati entro i termini previsti dal bando. Il collaudo in campo dei lavori realizzati, svolto sul 100% delle domande, deve essere richiesto dal beneficiario tramite la presentazione di una apposita domanda informatica, entro i termini specificati per ciascun bando.
Precisazioni
Il contributo alle spese per l’estirpazione del vigneto non sono riconosciute per le forme di allevamento prive di strutture di sostegno, come l’Alberello. Agea avverte che dalla campagna 2026/27 non sarà più possibile utilizzare, nelle operazioni di ristrutturazione e riconversione varietale, le autorizzazioni derivanti dalla conversione di ex diritti, poiché il termine ultimo per il loro utilizzo è scaduto il 31 dicembre 2025.
Il termine per la definizione della graduatoria di finanziabilità di tutte le domande ammissibili è fissato al 30 dicembre 2026. Resta confermata la non ammissibilità ai contributi del sovrainnesto e delle azioni di miglioramento delle tecniche. Quanto agli impianti irrigui è ammessa la realizzazione sui vigneti come intervento di miglioramento delle tecniche di gestione.
Per quanto riguarda il contributo per la compensazione delle perdite di reddito derivanti dall’attuazione dell’intervento, Regioni e Op dovranno definirne l’importo che non potrà superare il limite massimo di 6.609 euro. Non è ammesso il pagamento anticipato e le attività devono obbligatoriamente concludersi entro il 15 giugno 2027. Mentre gli Op dovranno erogare i contributi entro il 15 ottobre 2027.
BANDO AGRISOLARE: DAL 10 MARZO L’INVIO DELLE DOMANDE
Dal 10 marzo al 9 aprile 2026, le imprese agricole potranno presentare i progetti per la realizzazione di impianti nell’ambito del nuovo bando Agrisolare. La misura può contare su ulteriori 800 milioni grazie al rifinanziamento da parte della Commissione europea per un budget totale di 3,15 miliardi.
Finora sono stati finanziati oltre 23.000 progetti passando da 375 MW a oltre 1.500 MW.
Il contributo a fondo perduto dell’80% è concesso alle imprese che installano pannelli fotovoltaici sui tetti dei fabbricati rurali, dalle stalle alle serre. Nel finanziamento rientrano anche altri interventi complementari come lo smaltimento dell’amianto, sistemi di accumulo, coibentazioni dispositivi di ricarica.
La disponibilità di nuovi 800 milioni fondamentale per la crescita dell’agroalimentare italiano, aiutando le imprese ad abbattere i costi energetici senza sottrarre un metro quadro di suolo fertile.
L’agrivoltaico sostenibile e sospeso da terra realizzato da agricoltori è uno strumento cruciale per sostenere la transizione green, perché è positivo per il reddito agricolo e per l’ambiente. Già con i primi bandi 27.000 aziende agricole hanno potuto installare pannelli abbattendo i costi energetici.
GIOVANI AGRICOLTORI: MODIFICA DEI REQUISITI
E’ stato pubblicato sulla G.U. del 9 febbraio 2026 il decreto del Masaf che riscrive alcuni
requisiti richiesti ai giovani agricoltori che entreranno in vigore dal 2026.
Viene riscritto l’art. 5 comma 1 lettera c) punto 3 del decreto Masaf del 23 dicembre 2022 relativo al titolo di studio secondario. Con la nuova versione viene richiesto “titolo di scuola secondaria di primo grado, con attestato di frequenza ad almeno un corso di formazione di almeno150 ore, con superamento dell’esame finale, su tematiche riferibili al settore agroalimentare, ambientale o della dimensione sociale, tenuto da enti accreditati dalle regioni o province autonome, oppure esperienza lavorativa di almeno tre anni nel settore agricolo, documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale agricolo per almeno 104 giornate/anno, oppure partecipazioni e con esito favorevole all’intervento di sviluppo rurale cooperazione per il ricambio generazionali”.
Secondo la precedente versione era richiesto “titolo di scuola secondaria di primo grado, accompagnato da esperienza lavorativa di almeno tre anni nel settore agricolo, documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale agricolo per almeno 104 giornate/anno, oppure partecipazione con esito favorevole all’intervento di sviluppo rurale cooperazione per il ricambio generazionale”.
Rivisto anche il comma 9 che prevede che i requisiti richiesti “devono essere posseduti e presentati all’organismo pagatore competente entro il 30 settembre dell’anno di presentazione della domanda per l’assegnazione dei diritti o della prima domanda per il sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori”.
Tutti gli altri requisiti devono essere posseduti al momento della presentazione della domanda per l’assegnazione dei diritti o della prima domanda per il sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori e mantenuti almeno fino al termine dell’anno di domanda.
Il decreto spiega che i correttivi hanno recepito le modifiche apportate dalla Commissione Ue al piano strategico Pac 2023-2027 relative ai requisiti richiesti ai giovani agricoltori finalizzate ad ampliare la platea dei beneficiari tenendo conto che nei primi due anni di attuazione del Piano l’adesione degli under 40 ai pagamenti diretti, secondo la Commissione, non ha raggiunto i livelli auspicati.

